
L’aliquota di conversione, con cui il suo avere di vecchiaia viene convertito al momento del pensionamento in una rendita di vecchiaia vitalizia, è una grandezza chiave del mondo delle casse pensioni. Più alta è l’aliquota di conversione, più alta è la rendita mensile di vecchiaia che riceve dal suo avere di vecchiaia risparmiato.
La cassa pensioni fissa l’aliquota di conversione in modo da poter finanziare a lungo termine le prestazioni di vecchiaia e per superstiti promesse, senza che alla cassa pensioni derivi un utile o una perdita.
Poiché la somma delle rendite attese sull’arco della durata di vita è di regola superiore all’avere di vecchiaia disponibile al momento del pensionamento, la cassa pensioni deve investire l’avere risparmiato in modo orientato al rendimento. Questi rendimenti del capitale contribuiscono a mantenere la garanzia di rendita vitalizia.

L’entità dell’aliquota di conversione è influenzata principalmente da due fattori: dall’aspettativa di vita e dall’interesse accreditato sull’avere di vecchiaia disponibile.
- L’aspettativa di vita determina per quanto tempo la cassa pensioni versa in media una rendita di vecchiaia. Più alta è l’aspettativa di vita, più bassa deve essere fissata l’aliquota di conversione, affinché il patrimonio disponibile basti fino al decesso e le rendite siano finanziate a lungo termine.
- L’interesse dipende dai proventi che la cassa pensioni realizza investendo l’avere di vecchiaia risparmiato. Più alti sono questi rendimenti, più cresce l’avere di vecchiaia investito. In questo modo possono essere finanziate rendite più elevate, il che ha un effetto positivo sull’aliquota di conversione.

Quando votiamo sull’entità dell’aliquota di conversione, nasce facilmente l’equivoco che il suo livello possa essere stabilito liberamente. In realtà l’aliquota di conversione è influenzata in modo determinante da due fattori:
- L’aspettativa di vita è una grandezza demografica, legata in particolare al progresso della medicina.
- L’interesse è una grandezza economica, che a lungo termine deriva dal rincaro, dalla crescita economica e dall’andamento dei mercati dei capitali.
Negli ultimi 40 anni l’aspettativa di vita è aumentata costantemente. Parallelamente l’interesse – illustrato in modo semplificato dal rendimento di un’obbligazione della Confederazione a 10 anni – è nettamente diminuito. A causa di questi cambiamenti le rendite devono essere versate più a lungo, mentre i proventi da investimenti privi di rischio realizzabili sono più bassi. Ne consegue inevitabilmente una riduzione continua dell’aliquota di conversione. Se questa realtà viene ignorata in politica, aumenta la pressione di adeguamento sulla previdenza professionale.
A questi sconvolgimenti e ai relativi problemi di finanziamento le casse pensioni hanno reagito in passato con una combinazione di misure:
- Perdite da pensionamento e ridistribuzione
Molte casse pensioni hanno registrato le cosiddette perdite da pensionamento sulle rendite di vecchiaia di nuova erogazione. Ciò significa che le rendite promesse erano più elevate di quanto i mezzi disponibili e i proventi attesi consentissero a lungo termine. Questo disavanzo è stato in parte compensato accreditando agli assicurati attivi interessi più bassi sul loro avere di vecchiaia. Ne è derivata una ridistribuzione dagli assicurati attivi alle persone che percepiscono una rendita. - Maggiore rischio d’investimento
Per ottenere proventi più elevati, molte casse pensioni hanno adeguato la loro strategia d’investimento scegliendo una quota maggiore di investimenti più rischiosi. Maggiori opportunità di rendimento comportano tuttavia anche rischi più elevati. Se i risultati degli investimenti sono peggiori del previsto, possono rendersi necessarie misure di risanamento, a carico dei datori di lavoro e delle persone occupate. - Riduzione delle aliquote di conversione
Nell’ambito sovraobbligatorio le casse pensioni possono stabilire autonomamente l’aliquota di conversione. Molte casse pensioni l’hanno perciò ridotta negli ultimi anni. Molte cosiddette «casse pensioni vicine al minimo legale» – ossia casse con prestazioni prossime al minimo di legge – sono state e sono tuttavia costrette ad aumentare i propri contributi di risparmio. In questo modo ottengono nell’ambito sovraobbligatorio il margine finanziario necessario per finanziare le rendite a lungo termine.